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COMUNICATO STAMPA: Se non ci fosse un continuo e costante aumento della popolazione extracomunitaria, a Castrovillari e nella zona, il tasso di crescita sarebbe, senz’altro, sotto lo zero: così, infatti, ci informano le periodiche verifiche demografiche che analizzano il rapporto fra natalità e mortalità !
Tra l’altro, sempre le stesse fonti, ci comunicano che le nascite sono in calo e che la popolazione residente è, prevalentemente, composta da persone ultracinquantenni, essendo in espansione il flusso migratorio dei giovani verso altre località d’Italia o d’Europa.
Questa situazione è veramente preoccupante ed è anche, amaramente, attestata dallo spopolamento del nostro Centro storico che, in alcuni quartieri, raggiunge spettacoli impressionanti.
Tuttavia un fenomeno su cui non si può tacere e che, al di là delle legittime valutazioni morali sul valore intrinseco e sacro della vita umana, contribuisce, anche, alla diminuzione ed all’invecchiamento della popolazione, con tutte le conseguenze connesse, è quello relativo alle interruzioni volontarie della gravidanza che si praticano nell’Ospedale di Castrovillari.
Dai dati statistici fornitici dal “Movimento per la Vita” della Diocesi di Cassano Jonio, che tanto si adopera per combattere questa vera e propria piaga sociale, risulta, infatti, che l’aborto volontario, negli ultimi tre anni, ha assunto queste dimensioni: nel 2005 su 594 nati, nel nostro Ospedale, sono stati attuati 270 aborti volontari; nel 2006, su 647 nati, si sono verificati 319 aborti; nel 2007, su 566 nati, ci sono stati 266 aborti.
In tre anni, quindi, sono venuti alla luce, a Castrovillari, 1807 bambini e 855 non l’hanno mai vista !
Come si può, chiaramente, arguire il divario fra nascite ed aborti volontari si aggira intorno al 47% e, a primo acchito, appare evidentissimo che le interruzioni di gravidanza siano utilizzate, in difformità a quanto previsto dall’art.1, comma 2, della legge 194 del 22 maggio 1978, come vero e proprio “ mezzo per il controllo delle nascite”.
Infatti la citata legge prevede, all’art.6, ponendo delle condizioni precise ed inderogabili, che “l'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”.
All’art.4 chiarisce e puntualizza, inoltre, “ la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.”
Infatti, al terzo comma dell’art.1 della citata legge si afferma che “lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’ aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.
Se questo prevede la legge, anche con reiterate, opportune e puntuali precisazioni, considerato l’elevatissimo numero degli aborti volontari, si potrebbe ipotizzare che la stessa o non venga applicata convenientemente in tutti i suoi passaggi o abbia bisogno di un’opportuna rivisitazione non essendo, allo stato, in grado di rispondere più ai principi ispiratori che l’hanno, anche traumaticamente, determinata.
Un’altra, gravissima, responsabilità circa la drammaticità del fenomeno potrebbe riscontrarsi nella scarsa attenzione degli Enti locali, soprattutto delle Amministrazioni comunali e, nella fattispecie, di quella di Castrovillari, verso le problematiche familiari, del mondo del lavoro, dell’assistenza sociale.
Sarebbe opportuno, quindi, che le Istituzioni preposte, nel nostro caso l’ASP di Cosenza, la Regione Calabria ed anche il Comune di Castrovillari, si attivino per verificare l’attuale applicazione della legge 194 ma, soprattutto, per promuovere iniziative, in modo particolare, per la difesa della vita umana sin dal concepimento, insieme alle Associazioni interessate, e per sviluppare idonei servizi socio-sanitari ed altri progetti necessari onde evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite e che sia, il più possibile, limitato.
IL PRESIDENTE - Prof. Giovanni DONATO
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