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Foce del fiume Crati: ritorno al passato come nel 510 a.C., quando i crotoniati decisero di deviare il corso del fiume che distrusse completamente l' importante polis magnogreca di Sybaris - Si ripete ancora l' esondazione alla foce del fiume Crati. Eventi critici quelli che si sono registrati nella giornata di ieri verificatisi a memoria recente nel 2013 e di nuovo nel 2018 e nel 2023. Purtroppo le immagini viste dimostrano una grave responsabilità per chi doveva evitare tutto questo e non lo ha fatto. Il 27 e il 28 novembre del 2018 le frazioni del Comune di Corigliano-Rossano di Thurio e di Ministalla erano gia' state oggetto del fenomeno portando devastazione, gli abitanti della foce del Crati hanno gia' visto l’allagamento delle loro case, delle loro aziende, delle loro stalle e lo stravolgimento della loro esistenza. La Regione è l' istituzione competente per la manutenzione dell' argine del fiume Crati e avrebbe dovuto adeguatamente farsene carico. Una tragica esperienza non nuova ma sempre piu' pericolosa, non deve sembrare ingiusto puntare il dito verso chi aveva il dovere di fare ma non ha fatto. Perche' i fondi per realizzare altro si sono trovati. Quelli per la messa in sicurezza dei cittadini, invece, sono stati pochi e a quanto si vede anche inutili. Come sempre, tutto da rifare da queste parti, nonostante ci sia il nuovo ospedale che adesso ha acceso anche le luci, per dimostrare che il progetto va avanti, insomma un operare senza cognizione di causa. Il dissesto idrogeologico è presente in tutta la regione Calabria e, basta ormai sempre meno per osservare le scene che continuano ad essere documentate. Le immagini che arrivano dalla zona di Sibari descrivono una situazione drammatica. La piena del fiume Crati non ha lasciato scampo: dopo aver raggiunto, alle 17:50 di venerdì 13 febbraio, il livello critico di 5,52 metri, la forza dell'acqua ha causato la rottura dell'argine destro in ben tre punti (uno situato poco sopra la linea ferroviaria e due a valle della SS 106). La massa d'acqua fuoriuscita ha invaso tutto ciò che ha trovato sul suo percorso: case, terreni agricoli, aziende e progetti di una vita sono finiti nel fango, per non parlare del complesso nautico dei Laghi di Sibari, praticamente sommerso.
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